Skip to main content

Tecnologia e Innovazione

Luce e Ombra nell'Innovazione Italiana

Tra avanzamento digitale e sfide culturali: il dualismo del progresso in Italia

ricerca

L'innovazione, la ricerca e la creatività sono pilastri fondamentali per il progresso socio-economico in Italia, evidenziato da diversi indicatori chiave. Nel 2023, gli investimenti in prodotti della proprietà intellettuale hanno visto un incremento significativo del 5,9% rispetto al 2022, dimostrando una domanda crescente di risorse finanziarie e di capitale umano qualificato per la creazione di nuova conoscenza.

Ciò nonostante, ci sono stati flussi di emigrazione dei giovani laureati italiani, indicando una perdita netta di talenti. La propensione alla brevettazione mostra un aumento, segno di un maggior trasferimento dell'innovazione in potenziali guadagni economici. Tuttavia, nonostante alcuni segnali positivi come l'aumento degli investimenti e la crescente incidenza dei lavoratori della conoscenza nell'occupazione totale, l'occupazione nelle professioni culturali e creative è rimasta stabile su livelli più bassi rispetto al 2019, evidenziando difficoltà di pieno recupero nel settore colpito severamente dalla pandemia.

Nel 2021, nonostante le sfide economiche, l'intensità della ricerca in Italia, ovvero la spesa per Ricerca e Sviluppo (R&S) rispetto al PIL, ha mostrato segni di ripresa, evidenziando un leggero aumento rispetto all'anno precedente. Questa crescita è attribuita principalmente agli investimenti nel settore pubblico e nelle università, con un aumento significativo delle attività di brevettazione nel 2020, un indicatore dell'innovazione e della capacità di generare potenziali benefici economici.

Nel 2022, si è verificato un notevole aumento dei servizi comunali online disponibili per le famiglie, un cambiamento accelerato dalle necessità emergenti durante la pandemia di COVID-19. Questo ha portato a una maggiore disponibilità di funzionalità digitali e una migliore accessibilità ai servizi pubblici, contribuendo a un significativo aumento dell'uso di internet e delle tecnologie digitali tra i cittadini.

Nel 2023, il voto medio di fiducia nei confronti degli scienziati è diminuito a 7,2 su una scala da 0 a 10, continuando una tendenza al ribasso dagli anni precedenti (7,3 nel 2021 e nel 2022). Una persona su sei (circa 14,8%) esprime una fiducia bassa, con voti tra 0 e 5. Nonostante una riduzione percentuale dei voti alti (8-10), la maggioranza (80,6%) continua a esprimere un grado di fiducia almeno sufficiente, anche se questo è diminuito rispetto al 2021 (1,6 punti percentuali in meno). Interessante notare che la fiducia aumenta con il livello di istruzione; il voto medio di fiducia è più alto tra i laureati (7,6) rispetto a chi ha solo la licenza media (7,0). Le differenze di genere e classe di età su questo tema sono minime​​.

Nel 2023, la percentuale della popolazione italiana di 11 anni e oltre che utilizza Internet regolarmente (almeno una volta a settimana) è cresciuta notevolmente, raggiungendo il 77,7%.

Questo incremento è particolarmente evidente tra gli adulti oltre i 55 anni, dove gli aumenti sono stati superiori alla media. Tuttavia, l'utilizzo di Internet diminuisce drasticamente con l'avanzare dell'età: mentre oltre il 90% delle persone tra 11 e 54 anni utilizza regolarmente Internet, questa percentuale scende al 57,8% tra i 65 e i 74 anni e al 22,8% tra coloro che hanno 75 anni o più.

Negli ultimi cinque anni, i divari digitali legati all'età si sono ridotti grazie anche all'accelerazione tecnologica indotta dalla pandemia, che ha visto un consolidamento dell'uso di Internet nelle fasce d'età più giovani e un significativo aumento tra gli adulti più anziani.

Nonostante questi progressi, però, il divario generazionale persiste, specialmente tra i più anziani, dove le differenze di genere diventano più marcate, favorendo gli uomini .

Queste sono alcune evidenze che abbiamo estratto dal documento originale capitolo 11 del BES Innovazione, ricerca e creatività.  

Il progetto BES, avviato dall'Istat in collaborazione con vari attori sociali, utilizza un approccio multidimensionale per valutare il benessere in Italia al di là della sola economia, considerando anche aspetti sociali e ambientali.

Dal 2016, il BES è incluso nella programmazione economica nazionale, con una valutazione dell'impatto delle politiche pubbliche.
Dal 2018, viene inoltre pubblicato il BES dei Territori (BesT), che fornisce indicatori sub-regionali in linea con i principi del BES ma parzialmente distinti.