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Direttiva Case Green" nell'UE

Consenso diviso tra i membri dell'Unione sulla nuova normativa energetica

facciata

Il Consiglio Ecofin dell'Unione Europea ha approvato definitivamente la "direttiva case green", un insieme di misure per incrementare l'efficienza energetica degli edifici, con l'obiettivo di raggiungere emissioni zero entro il 2050.

Tuttavia, la decisione non è stata unanime: Italia e Ungheria hanno votato contro, mentre Repubblica Ceca, Croazia, Polonia, Slovacchia e Svezia si sono astenute.

Questo nuovo regolamento, precedentemente votato favorevolmente da europarlamentari di sinistra e parte del PPE, impone agli Stati membri di adottare normative nazionali entro due anni per ridurre le emissioni complessive del 16% entro il 2030 e del 22% nei successivi dieci anni.

Questa direttiva imporrà standard elevati per i nuovi edifici, i quali dovranno essere costruiti secondo criteri di emissione zero per ottenere le concessioni edilizie. La maggiore controversia riguarda però gli edifici esistenti, che dovranno essere dotati di miglioramenti significativi come cappotto termico, nuovi infissi, caldaie a condensazione e pannelli solari. Tali adeguamenti, necessari soprattutto per gli edifici di categoria energetica F e G, comporteranno costi elevati per i proprietari, stimati tra i 20.000 e i 55.000 euro per immobile, influenzando negativamente il valore di mercato degli edifici meno moderni.

Il costo totale per l'adeguamento di circa 6 milioni di edifici in Italia è stimato in 270 miliardi di euro, con potenziali conseguenze economiche significative per le famiglie, soprattutto quelle in possesso di case non recenti. Inoltre, si prevede un aumento dei costi di ristrutturazione a seguito della normativa, simile a quanto già accaduto con il superbonus edilizio. Anche le amministrazioni locali dovranno affrontare spese ingenti, con l'obbligo di adeguare tutti gli edifici pubblici entro il 2028.

Questa direttiva solleva preoccupazioni circa le sue reali conseguenze economiche e sociali, compreso il rischio di una maggiore concentrazione di proprietà immobiliari in mani di grandi gruppi finanziari. Questa situazione mette in luce le sfide e le tensioni generate da obiettivi ambientali ambiziosi, confrontati con le realtà economiche e strutturali esistenti, soprattutto nei centri storici e nelle aree meno sviluppate.